Approfondimenti: la Casa di ritiro spirituale di Emilio Ambasz

Casa de Retiro Espiritual di Emilio Ambasz

Museo di arte moderna, New York


23 novembre 2005–26 marzo 2006

Gallerie di architettura e design Terzo piano



IL MUSEO DI ARTE MODERNA DI NEW YORK PRESENTA UNA MOSTRA DEDICATA ALLA CASA DI RITIRO SPIRITUALE (La Casa de Retiro Espiritual), RESIDENZA PRIVATA DI EMILIO AMBASZ
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Plastici, rendering e fotografie illustrano la casa costruita 40 km a nord di Siviglia, in Spagna.
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Approfondimenti: La casa di ritiro spirituale di Emilio Ambasz
23 novembre 2005 – 26 marzo 2006
Gallerie di architettura e design Philip Johnson (terzo piano)

Fotografie e video di Michele Alassio

http://www.michelealassio.com/
http://www.ambasz.com

New York, 23 novembre 2005 – Il Museo di arte moderna di New York presenta Approfondimenti: La casa di ritiro spirituale di Emilio Ambasz, detta anche La Casa de Retiro Espiritual, mostra dedicata ad una casa progettata dall’architetto argentino Emilio Ambasz in un sito circa 40 km a nord di Siviglia, Spagna. La costruzione è immersa nella spettacolare campagna spagnola, annidata su una collina tra le verdi e lussureggianti montagne della Sierra Morena, prospiciente un lago artificiale e un vasto terreno di 1.000 ettari punteggiato di olivi, querce sempreverdi, fiori selvatici, tori da combattimento, cavalli e cinghiali selvatici, cornice rurale in stridente contrasto con il suo aspetto severamente ascetico.

La casa è rappresentata alla mostra da 21 ingrandimenti fotografici di Michele Alassio (10 seppiati e 11 a colori) e due plastici del sito, 5 disegni originali e un video aereo a tutto campo, anch’esso di Alassio. La mostra , visitabile dal 23 novembre 2005 al 26 marzo 2006 nelle gallerie di architettura e design Philip Johnson al terzo piano, è organizzata da Tina di Carlo, vicecuratore, Dipartimento di architettura e design, e rientra in una serie periodica di mostre di architettura dedicate a singole opere contemporanee di interesse locale e internazionale.

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COMMENTO

La leggendaria Casa de Retiro Espiritual (Casa di ritiro spirituale) ora può essere visitata al Museo di arte moderna di New York.

Progettata nel 1975, l’opera, da alcuni ritenuta un’idea minimalista e da altri una favola decostruzionista è, invece, una dichiarazione inclassificabile di principi architettonici essenziali, un progetto con il quale Ambasz ha tentato di risalire alle origini dell’architettura. In uno dei suoi testi, l’architetto affermava: “L’unica cosa che volevo emergesse era la facciata, come una sorta di maschera, un surrogato dell’architettura. Si potrebbe dire che con questa mia scelta, ho cercato retoricamente di riesaminare l’architettura come processo culturalmente condizionato per tornare alla nozione primordiale di dimora”.

Emblematica della sua opera, la casa riassume la ricerca di Ambasz di "un vocabolario architettonico al di fuori della tradizione canonica dell’architettura”. Soffermandosi sui suoi intenti, dichiarava infatti: "È un’architettura presente e non presente attraverso la quale spero di portare il fruitore in una nuova condizione dell’esistenza, una celebrazione della maestà umana, del pensiero e della sensazione. Sebbene apparentemente alquanto innovativo, il progetto è permeato da elementi primitivi e antichi”. Il risultato è una costruzione che pare racchiudere l’essenza dell’architettura.

Presentato nel 1975 con disegni e fotografie di plastici a causa di vincoli contrattuali, il progetto, che ha ottenuto innumerevoli riconoscimenti dagli specialisti del settore, tra cui il primo premio Progressive Architecture e un premio dell’American Institute of Architects (cfr. elenco allegato), avrebbe precorso il lavoro pionieristico di Ambasz, sempre alla ricerca di una riconciliazione tra architettura e natura. Fedele infatti alla sua convinzione che "una costruzione debba tornare alla comunità sotto forma di giardino che le risulti fruibile, tutti i terreni che la costruzione ha coperto”, i cosiddetti “edifici ecologici” di Ambasz, che integrano giardino e costruzione in un’entità inscindibile, hanno anticipato un vero e proprio movimento verso un’architettura efficiente dal punto di vista energetico. Tuttavia, ciò che più è stimolante nell’opera di Ambasz è il fatto che rispecchi la sua convinzione radicata secondo cui "l’architettura è un atto dell’immaginazione. Ritengo che il vero compito dell’architettura inizi una volta soddisfatte le sue esigenze funzionali e comportamentali. Non fame, ma amore e paura, e talvolta stupore, ci inducono a creare. Il contesto cultuale e sociale dell’architetto cambia continuamente, ma sono persuaso che la sua missione resti la stessa: conferire una forma poetica a bisogni pragmatici”.

Negli anni, l’opera di Ambasz è stata oggetto di molti articoli e libri. Nel 2004 sono stati pubblicati due nuovi volumi dedicati al suo lavoro dal titolo "Analyzing Ambasz”, edito da Michel Sorkin, Monacelli Press, ed “Emilio Ambasz: Una Arcadia Tecnologica”, a cura di Fulvio Irace, SKIRA/Rizzoli. Inoltre, la sua opera è stata esposta in occasione di due personali nel 1989, quella realizzata presso il Museo di arte moderna di New York, curata da Stuart Wrede, e quella organizzata dal Museo di arte contemporanea di San Diego, curata Shigeru Ban, mostra quest’ultima, divenuta poi itinerante, che è stata presentata negli Stati Uniti, in Giappone, in Messico e, infine, in Italia. Vincitore di importantissimi premi nel campo dell’architettura e del design industriale (cfr. elenco allegato), Ambasz è da 25 anni capo consulente progettuale di Cummins Engine Corporation ed è ora impegnato nella costruzione di un ospedale da 600 posti letto e di un laboratorio avanzato di ricerca oftalmologica, ambedue le strutture, distinte, realizzate a Venezia-Mestre. Un insediamento alberghiero e residenziale di 150.000 metri quadri da lui progettato in Puglia,  ora è quasi ultimato ed è stata approvata la costruzione di due grandi insediamenti residenziali, sempre di sua progettazione, uno a Rimini-Bellaria e l’altro a Frosinone,

SKIRA ha pubblicato una monografia dedicata alla casa in occasione della mostra tenuta presso il Museo di arte moderna di New York, intitolata “Emilio Ambasz – Casa de Retiro Espiritual”, con fotografie di Michele Alassio, nonché un saggio a cura di Peter Buchanan.

 

Per ulteriori informazioni, rivolgersi a:
Brad Whitermore scrivendo all’indirizzo di posta elettronica bwhitermore@ambasz.com, chiamando il numero telefonico 1 212 751 3517 o inviando un fax al numero 1 212 751 0294.


BREVE DESCRIZIONE

 

Casa de Retiro Espiritual

 

Situata su un promontorio prospiciente un lago, la casa appare in tutta la sua ieraticità subito dopo l’ultima curva della strada. Il sito che circonda la casa, in passato completamente spoglio, ora è un trionfo di olivi.

Due alte pareti bianche stuccate al grezzo si intersecano ad angolo retto avviluppando la casa e delimitandone l’ingresso dal quale una serie di gradoni di larghezza crescente discendono verso un patio quadrato scoperto sul quale si affaccia l’abitazione vera e propria. Il bordo di intersezione esterno delle pareti è orientato a nord, per cui il balcone è in ombra e la luce che penetra nella casa è modulata dal riflesso dei raggi solari sui lati interni dei muri. L’orientamento delle pareti protegge l’abitazione dai venti settentrionali.

La struttura è articolata attorno al patio quadrato formale sul quale si affacciano tutte le stanze secondo la tradizione arabo-andalusa, patio che è una propaggine esterna degli spazi abitativi dalla quale si dipartono intere pareti vetrate che consentono il libero movimento dall’esterno all’interno. Un deambulatorio, orientato in maniera da essere sempre in ombra, delimita gli altri due lati del patio e funge da transizione tra esso e l’abitazione. L’interno della casa è semplicemente un ampio spazio continuo definito da un lato da lunghe pareti sinuose con diverse zone delimitate da cavità uniformi praticate nel pavimento e richiamate dal soffitto soprastante. Le pareti perimetrali sono lambite dalla morbida luce diffusa che discende dai lucernari. Tutte le esigenze pratiche e di servizio (cucina, bagni, dispensa, ecc.) sono soddisfatte da diversi contenitori adiacenti al soggiorno. Si riposa e si dorme nelle zone giorno o in quiescenti alcove racchiuse da pareti laterali. Il secondo patio curvilineo informale assicura una ventilazione incrociata e consente un accesso più diretto e informale all’esterno.

Il balcone, altra reminiscenza dell’architettura Andalusa e brillante esempio di artigianato regionale, composto da oltre 3.000 elementi, offre una vista mozzafiato sul lago e il paesaggio circostante. L’insieme casa e balcone, sebbene non fosse questa consapevolmente l’intenzione dell’autore, ricorda le onnipresenti torri di osservazione andaluse (atalaya) utilizzate per studiare i movimenti dei pirati e delle truppe moresche. Per accedere al balcone, sono previste due scale metalliche a sbalzo, progettate in maniera che l’una inviti alla salita e l’altra alla discesa. All’interno dei corrimani scavati nelle alte pareti come profonde scanalature scorre una cascata di acqua, che genera, nel suo fluire tumultuoso, una grande varietà di suoni al fondo delle scale e nella fontana semicircolare che la raccoglie; salendo invece verso il balcone, da dove l’acqua sgorga, il suono scema fino a trasformarsi in una sorta di silenzio liquido.

All’abitazione, costruita all’aperto, si è poi addossata terra contro le pareti in modo da creare una berma che la racchiudesse completamente isolandola. Secondo la tecnica costruttiva tipica dei realizzatori locali, la casa è in calcestruzzo e mattoni. Le solette in calcestruzzo del pavimento e delle pareti poggiano su letti di sabbia, mentre le superfici interrate sono completamente avvolte da un rivestimento in fibra di vetro fuso in corrispondenza delle giunzioni. Doppie pareti isolate ed esili colonne sostengono un tetto a volte in calcestruzzo che contribuisce a delimitare i diversi spazi abitativi.

Infine, visto il clima caldo e secco della Spagna meridionale, la casa è stata isolata coprendone il tetto con terra, il che non solo la mantiene naturalmente fresca anche nelle condizioni climatiche locali, ma integra perfettamente il tetto nel verde circostante.


SCHEDA TECNICA

Casa de Retiro Espiritual

 

Progettata da                                                    Emilio Ambasz

Data del progetto                                              1975

Architetto esecutore (Architetto associato)        Felipe Palomino Gonzalez

Plastico #1                                                       Nelusco Salvarani
Plastico #2 (plastico del sito)                             Bradley Whitermore

Fotografo                                                         Michele Alassio


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